L’equitazione è molto più di una disciplina sportiva. Negli ultimi anni, l’interazione con il cavallo si è rivelata uno strumento prezioso anche in contesti terapeutici non convenzionali, come il trattamento del disturbo post-traumatico da stress (PTSD), dell’autismo, delle dipendenze e dei disturbi dell’umore.
Perché proprio il cavallo?
Il cavallo è un animale altamente sensibile e reattivo alle emozioni umane. A differenza del cane, che tende a essere “accondiscendente”, il cavallo rispecchia lo stato emotivo della persona con cui interagisce. Questo lo rende uno specchio straordinario per chi lavora su sé stesso.
Inoltre:
- Ha una forte comunicazione non verbale.
- Richiede una presenza mentale costante.
- Stimola l’autoregolazione emotiva.

Ippoterapia, equitazione terapeutica o equitazione relazionale?
- Ippoterapia: spesso gestita da fisioterapisti, si concentra sul beneficio fisico del movimento del cavallo.
- Equitazione terapeutica: integra aspetti educativi e psicologici per migliorare l’autonomia e la socializzazione.
- Equitazione relazionale: nasce da approcci più recenti e punta sulla relazione come strumento per lavorare sul trauma e sul comportamento.
PTSD, Autismo, Dipendenze: che cosa succede?
- PTSD: Il lavoro con il cavallo aiuta a ricostruire fiducia e a rielaborare il trauma attraverso l’esperienza corporea.
- Autismo: Il ritmo prevedibile e la costanza relazionale migliorano la comunicazione e la regolazione sensoriale.
- Dipendenze: Il cavallo, con la sua richiesta di presenza e responsabilità, lavora sulle dinamiche di controllo e fiducia.

Non solo campi e scuderie
Sempre più ospedali e centri di riabilitazione psicologica stanno introducendo percorsi equestri strutturati.