Seleziona una pagina

Il mondo dell’equitazione ha perso uno dei suoi più grandi protagonisti.

Monty Roberts si è spento all’età di 91 anni nella sua casa di Solvang, in California, lasciando un’eredità che va ben oltre le tecniche di addestramento. Per milioni di persone è stato “l’uomo che ascolta i cavalli”, un uomo che ha cambiato il modo di vedere e comprendere questi straordinari animali.

La sua scomparsa rappresenta un momento di grande tristezza per chiunque ami i cavalli, ma anche un’occasione per ricordare quanto abbia contribuito a rendere il rapporto tra uomo e cavallo più rispettoso, più empatico e più consapevole.

Chi era Monty Roberts?

Nato in California nel 1935, Monty Roberts crebbe in un ambiente in cui i cavalli venivano addestrati con metodi spesso molto duri.

Fu proprio osservando quelle tecniche che iniziò a chiedersi se esistesse un modo diverso di lavorare con loro.

La risposta arrivò grazie a lunghe osservazioni dei mustang selvatici nel Nevada. Roberts rimase affascinato dal modo in cui i cavalli comunicavano tra loro attraverso il linguaggio del corpo e iniziò a studiare quei comportamenti, convinto che l’uomo potesse imparare a “parlare” la loro lingua invece di imporsi con la forza.

Il principio che ha cambiato tutto

Per migliaia di anni l’addestramento dei cavalli era stato spesso basato sul concetto di “spezzare” la loro volontà.

Monty Roberts propose un’idea completamente diversa.

Secondo lui, un cavallo non doveva essere sottomesso.

Doveva essere compreso.

Da questa filosofia nacque il celebre metodo del Join-Up®, una tecnica che punta a ottenere la collaborazione del cavallo attraverso la comunicazione, il rispetto reciproco e la fiducia, anziché con la coercizione. Il suo approccio ha influenzato profondamente il movimento dell’addestramento gentile e continua a essere insegnato in molti Paesi.

“L’uomo che ascolta i cavalli”

Il nome di Monty Roberts divenne famoso in tutto il mondo grazie al libro “L’uomo che ascolta i cavalli” (The Man Who Listens to Horses), pubblicato negli anni Novanta.

L’opera divenne un bestseller internazionale, con milioni di copie vendute e traduzioni in numerose lingue, facendo conoscere la sua filosofia anche a persone che non avevano mai messo piede in una scuderia.

Attraverso le sue pagine, Roberts raccontava non solo il proprio metodo, ma anche il rispetto profondo che nutriva verso il cavallo, considerato un partner e non uno strumento.

L’amicizia con la Regina Elisabetta II

Uno degli aspetti più curiosi della sua vita fu il rapporto speciale con la Regina Elisabetta II, grande appassionata di cavalli.

Dopo aver assistito a una dimostrazione del suo lavoro, la sovrana rimase profondamente colpita dal suo approccio e lo invitò più volte a lavorare con i cavalli reali al Castello di Windsor.

Tra i due nacque un’amicizia destinata a durare molti anni. Il sostegno della Regina contribuì a far conoscere il suo metodo in tutto il mondo e Roberts ricevette anche il riconoscimento di Membro del Royal Victorian Order per il suo contributo.

Un’eredità che va oltre l’addestramento

Anche se il nome di Monty Roberts è spesso associato al cosiddetto “horse whispering”, ridurre il suo lavoro a questa definizione sarebbe limitante.

Il suo messaggio era molto più ampio.

Invitava le persone a osservare prima di agire.

A capire prima di correggere.

A conquistare la fiducia invece di pretenderla.

Che si condividano o meno tutti gli aspetti delle sue tecniche, è difficile negare che abbia contribuito ad aprire un’importante riflessione sul benessere del cavallo e sull’importanza di un addestramento fondato sul rispetto.

Un insegnamento ancora attuale

Oggi si parla sempre più spesso di benessere animale, di etologia e di comunicazione con il cavallo.

Quando Monty Roberts iniziò a diffondere queste idee, però, erano considerate rivoluzionarie.

Ha invitato generazioni di cavalieri, istruttori e proprietari a porsi una domanda semplice ma fondamentale:

“Sto cercando di farmi capire dal cavallo… o sto solo cercando di impormi?”

È una domanda che conserva tutta la sua attualità.

Grazie, Monty

Ogni grande maestro lascia qualcosa che continua a vivere anche dopo la sua scomparsa.

Nel caso di Monty Roberts, quel lascito è un modo diverso di guardare il cavallo: non come un animale da dominare, ma come un essere vivente con cui costruire un rapporto basato sulla fiducia.

Il mondo equestre perde una figura straordinaria, ma le sue idee continueranno a ispirare cavalieri, addestratori e appassionati in ogni parte del mondo.

Perché, forse, il più grande insegnamento che ci lascia non è una tecnica di addestramento.

È un invito.

Prima di chiedere qualcosa a un cavallo, impariamo ad ascoltarlo.

Ciao, Monty. E grazie per aver insegnato a milioni di persone che il rispetto è il punto di partenza di ogni vero rapporto tra uomo e cavallo.